A Settembre iniziamo Karate?

Vogliamo che sia più disciplinato/a, oppure che si difenda dai bulli, e subito pensiamo al Karate. Facciamo bene?

Nell’ultimo anno, abbiamo accolto il suggerimento di varie famiglie a proporre attività basate sulle arti marziali ai nostri bambini con Disturbi dello Sviluppo. L’interesse dei genitori per Karate &co. derivava in particolare da due credenze:

 

  • Il Karate fa controllare la propria forza
  • Il Karate insegna a difendersi

Quali siano le preoccupazioni che fanno sperare nel Karate è chiaro: (per chi è grande e forte, e magari si arrabbia spesso) cosa fare per l’aggressività durante la crescita? (per chi è smilzo e leggero, e magari piange spesso) come proteggersi dai bulli e evitare di essere vittima dei gruppi di compagni a scuola e nella vita?

Visto che non conosciamo le arti marziali, abbiamo intervistato il nostro Pedagogista-Cintura Nera Maurizio https://errepiu.it/portfolio/maurizio-saravalli/, dopo un paio di attività di avviamento al Karate che ha condotto con i Bambini di Scuola delle Stelle, centro affiliato a Errepiù.

D: Consigli il Karate per i nostri bambini? E’ adatto per gli scopi che interessano alle famiglie, l’autocontrollo e l’autodifesa?

R: L’idea è buona e, inteso come avviamento allo sport da praticare per lo sviluppo motorio, il Karate ha un ricco database motorio, a livello della ginnastica artistica. Il Karate può essere un ottimo strumento di preparazione atletica. Quanto alla scelta del Karate a scopo educativo devo fare delle precisazioni. Sono istruttore federale CONI e ho raggiunto un’età in cui preferisco aiutare le famiglie a scegliere in modo critico, piuttosto che limitarmi a decantare la superiorità di una disciplina rispetto all’altra.

D:  Quali precisazioni?

R: Se vogliamo offrire ai nostri figli l’esperienza di uno sport per aiutarli a controllarsi e perché non siano vittime di bullismo, tutti gli sport sono validi. Sono l’ambiente e l’allenatore a fare la differenza. Scegliete bene il tecnico e la società sportiva.

D: Come facciamo?

R: Un ambiente sportivo consapevole del potenziale e della responsabilità educativa che porta con sé, offre tecnici equilibrati, che non devono dedicarsi a creare campioni o agonisti ma che si impegnano con tutti, a prescindere da livello di partenza, per sfruttare al massimo le potenzialità di ogni persona che incontrano. Un allenatore vincente è quello che aiuta i suoi allievi a stare meglio con il proprio corpo, a sentirsi più sicuri dei propri movimenti e di sé.

D: Quindi l’idea che i piccoli Karate Kid non saranno vittime di bullismo è sbagliata?

R: Si, perché una persona con o senza disabilità che si presenta nel mondo, a partire dalla postura e dallo sguardo, con evidenti fragilità e insicurezze, è sempre a rischio di essere vittima di gruppi di altre persone fragili che si aggregano per sentirsi forti. Un allenatore che insegna solo a guardare le prestazioni, non mette al riparo i propri allievi né dall’essere vittime di bullismo, né dal diventare bulli. La vera autodifesa ha a che fare con la stima di sé e così come il vero autocontrollo, si percepisce già dalla presenza fisica, dal modo di camminare e di muoversi: di questo deve preoccuparsi un allenatore che sa di essere anche un educatore.

D: Cosa consigli ai genitori che ci hanno chiesto di far provare il Karate ai loro bambini?

R: Trovate uno sport adatto alle inclinazioni dei bambini e un allenatore che li aiuti a crescere. Preoccupatevi di questo soprattutto in quella fascia d’età in cui i vostri figli passano dall’infanzia alla pre-adolescenza e poi all’adolescenza: qui gli amici e la figura dell’allenatore diventano importantissimi e non si può scegliere “a caso”.

 

D: Puoi spiegarci meglio?

R: A partire dai 9-10 anni, l’allenatore è colui che può aiutare i genitori, forse più di chiunque altro, a “traghettare” i bambini verso l’adolescenza diminuendo il rischio che scelgano, per malessere, sperimentazione o prossimità, gruppi disagiati e esperienze diseducative. Possiamo accorgerci di dinamiche che non si vedono nemmeno a scuola o a casa.

Se volete che proviamo a far crescere i vostri figli in un ambiente il più sano e pulito possibile, siate nostri alleati e supportate le regole che diamo anche se sono fastidiose per voi! Ne approfitto per fare un appello: noi allenatori perdiamo speranza quando ci dite che non portate il bambino a allenarsi perché deve fare i compiti (lo sport è un impegno di salute e di amicizia, non un premio) o non venite agli incontri nel week end perché “anche voi dovete riposarvi” o siete “a pranzo fuori”: rigore e disciplina sono insegnamenti necessari per ottenere i risultati evolutivi che desiderate, ma non possiamo riuscirci senza che voi diate l’esempio.

 

 

 

 

 

Scrivi un Comments