ABA e il cyber-mobbing professionale su Facebook

CRONACA DELLA NASCITA DI UN NUOVO CYBERFENOMENO

“Il web l’ho progettato perché aiutasse le persone a collaborare.(Tim Berners Lee, inventore nel 1990 del World Wide Web).

Le ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) hanno modificato per sempre i confini tra i nostri luoghi di vita privata e di lavoro, dissolvendoli in un unico spazio, quello virtuale, in cui vigono le leggi della supersonicità (veloce non basta) dei tempi nelle comunicazioni, nella nascita e nell’evolversi delle relazioni umane e nella diffusione di informazioni.

In questo scenario si moltiplicano le possibilità di interazione, ma anche i rischi.

Tra questi, alcuni toccano specificamente, in modi sorprendenti e imprevedibili, chi opera nelle professioni educative e di aiuto, di cui la categoria dei “consulenti ABA” rappresenta un elemento ulteriormente nuovo, confondente, fragile poichè privo di norme e linguaggi condivisi.

La confusione di ruoli (es. Medico-Paziente; Consulente-Cliente; Insegnante-Genitore), l’inversione di valori (es. Onestà=Scrivere quello che si pensa=Diffamare) e l’alterata percezione tra virtuale e reale (es. Amicizia=amicizia su FB; Approvazione Sociale=Like) generati dalle nuove ICT, sembrano facilitare un fenomeno che preoccupa molti operatori del settore.

Dati del 2016 (http://onlineharassmentdata.org/2016/) riportano”motivi professionali” come causa del 30% delle molestie (harassment) vissute da adulti online. Facebook risulta essere al primo posto come piattaforma “a rischio”, con il 63%.

Su Facebook, vede la luce, dunque, un nuovo fenomeno sociale il cui modello comportamentale è lo stesso del Bullismo, del Mobbing e dell’Harassment, ma i cui attori – adulti- e le relazioni tra di essi – asimmetriche nelle competenze ma simmetriche nella potenziale popolarità delle rispettive opinioni- sono combinati in maniera nuova. Mentre lo  schema del mobbing lavorativo classico è rigido, Verticale (Bossing) o Orizzontale (tra colleghi), oggi il genitore dello studente, il paziente (e suoi familiari-amici) o il cliente (e suoi familiari-amici) rappresentano per il professionista dell’educazione o della salute un terzo attore nella complessa formula delle relazioni inter e intra professionali virtuali.

Avremo così un nuovo schema delle potenzialità diffamatorie e persecutorie dei nuovi ICT:

  1. Tra colleghi online
  2. Dall’alto verso il basso (Bossing) tra professionisti online
  3. Dal basso verso l’alto (Diffamazione del Docente) tra professionisti online
  4. Dal genitore/paziente/cliente al professionista online

Come da tradizione, il Cliente ha sempre ragione ed il “passaparola” è fondamentale per costruire la reputazione professionale per Medici, Insegnanti, Psicologi. La professionalità “mista” del “consulente ABA”, che per carenza di normative ha accesso alle stesse proposte formative dei suoi potenziali clienti, sembra offrire il perfetto terreno di amplificazione per la “lamentela da sala d’attesa”. La maldicenza via Facebook, offre la possibilità a adulti per definizione in condizioni di forte stress e frustrazione, di distruggere l’attività (assieme alla reputazione!) del professionista che non ha saputo (potuto, voluto, reputato opportuno ed efficace) soddisfare le loro aspettative riguardo a quanto di più caro al mondo: l’abilitazione e lo sviluppo del figlio/a.

In mancanza (ed in attesa) di regole tricolori sull’ ABA, Facebook ed i suoi gruppi “ABESCHI” si popolano di post in cui chiunque si erge a esperto, in nome di un libro scaricato gratuitamente al costo di un click e letto, pardon, studiato o in nome dell’esperienza o delle testimonianze di esperienze altrui, in un virtuale e pericolosissimo gioco del telefono senza fili. : dietro la stessa schermata, chi sa (chi sa di non sapere direbbe Socrate), chi ha passato notti a studiare e giornate (anni) a praticare (con supervisione), chi è andato all’estero e poi ha scelto di tornare, chi fa ricerca, chi paga la sua onestà ed è ripagato con la maldicenza, chi non lucra ed ama ABA, legge e non risponde, per non stare al gioco. Legge e non si difende, per non stare al gioco. Per fare ABA non bisogna stare al gioco. Per fare ABA bisogna avere cervello, curiosità, tenacia, elasticità, cuore. Per fare ABA non serve Facebook. E chi può dirlo cosa serve per fare ABA? Io? Lei, che si è affidato a me e prima era contentissimo/a poi non lo era più e ha scelto di “condividerlo” con i suoi “amici”?

Oggi osserviamo il fenomeno, che non fa bene a chi ne viene danneggiato direttamente ma anche a chi lo genera: Nel nuovo cyber-fenomeno del mobbing professionale verso gli “operatori ABA” (ma che nome ha, davvero,  questo mestiere?) l’ “aggressore” è spesso un genitore che soffre perchè vuole aiuto e trova enormi difficoltà sul percorso di identificazione dei centri, delle persone e dei modelli d’intervento efficaci per i bisogni del suo bambino o della sua bambina. Contrattaccare, persino difendersi, non sono le risposte giuste per aiutare, anche quando collaborare diventa impossibile. Signor Berners Lee, posso solo immaginare quanto lei sia deluso. Esiste sempre un’alternativa, Errepiù è il posto giusto per cercarla.

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