D’estate il bambino autistico è il “più educato”

Il bambino più bravo del gruppo è quello con autismo?

Oggi si conclude il Camp in Puglia e da lunedì riprende la nostra Summer School a Scuola delle Stelle (Rubiera). Più di ogni anno prima d’ora abbiamo unito le energie tra centri e professionisti e abbiamo iniziato due esperienze che ci hanno colpito: quella del Coccovillage (Asti) e quella di AllenaMenti (Molfetta). Nel primo, il modello CABAS® (ABA per lo sviluppo verbale, in contesto di gruppo) è stato proposto per bambini con bisogni speciali e, con un po’ di apprensione, per l’organizzazione di alcune famiglie, sono stati inseriti bambini a sviluppo tipico (fratelli, ma non solo). I genitori più sorpresi e espliciti nel raccontarci gli effetti della summer school sono stati i genitori dei bambini a sviluppo tipico, che in poche settimane hanno manifestato miglioramenti nel comportamento, nell’autonomia, nella cura di sé e nelle relazioni in gruppo. Hanno anche completato i compiti delle vacanze, perfezionando le competenze accademiche non consolidate. “Era dispiaciuta di aver finito i compiti e ha chiesto di prendere un altro libro”; “Adesso si fa la doccia, si lava i denti e si mette il pigiama da solo tutte le sere, con orgoglio!”; “E’ cresciuta più in queste settimane che in un anno di scuola”; “E’ l’esperienza più bella che potevamo farle fare”; “L’anno prossimo vogliamo tutta l’estate!”; “Adesso sta a tavola con noi, chiacchieriamo e assaggia più cibi”; “In strada è attento e aspetta senza correre”.  A Cocconato (AT) Cristina Ferro, pedagogista con master ABA, implementa CABAS® per lo sviluppo di tutti i bambini e mostra che educazione e trattamento non sono opposti ma un continuum da personalizzare. Soprattutto, mostra che il contesto scolastico, includendo i principi di ABA, potrebbe aiutare sia i bambini a sviluppo tipico che i bambini con disturbi del neurosviluppo, massimizzando i risultati (altro che gestione della classe!) e utilizzando risorse con una formazione comune. Nel secondo (AllenaMenti di Molfetta) abbiamo incorporato la summer school dei bambini seguiti con modello CABAS® nel camp estivo dei bambini del territorio: i “nostri” bambini con bisogni speciali hanno partecipato, assieme ai loro educatori specializzati, al camp con altri 80 bambini ogni mattina, condividendo le attività in gruppo (teatro, nuoto, multisport, musica, tiro a segno, caccia al tesoro, laboratori, danza, giochi a squadre… culminati in una grande festa con spettacolo) poi hanno preso il pulmino, fatto la doccia in palestra, pranzato insieme, lavato i denti, condiviso un circle time, e ricevuto il trattamento educativo personalizzato presso AllenaMenti. Le famiglie che hanno partecipato erano inizialmente molto restie: “non saranno troppe ore?”, “sarà stressante?”, “riuscirà a sopportare tutti quei rumori, tutte quelle persone, l’imprevedibilità delle attività giornaliere, la musica alta, l’acqua sul viso, il pranzo al sacco…?”. Non ce n’è una che non abbia chiesto di rifarlo per tutta estate l’anno prossimo. Il tempo più lungo di adattamento di ciascun bambino ai diversi contesti è stato di tre giorni e tutti, nessuno escluso (e sono tutti diversi!) hanno mostrato forti accelerazioni evolutive, soprattutto in termini di linguaggio e iniziativa sociale. Abbronzati e stanchi ma rilassati tornavano a casa, a volte facendo capire di voler restare ancora un po’. Sono emerse parole, attese, regolazioni del proprio comportamento, ascolto, autonomie nell’igiene e nella transizione e anche amicizie. Infine, verrebbe da pensare che fossero gli educatori che gestiscono il grande gruppo a far emergere le nuove abilità e invece le dinamiche del campo estivo hanno reso evidente che la professionalità indispensabile per gestire tutti, sia i bambini con disturbi evolutivi che gli altri (che in gruppo sono una bella sfida e che talvolta non hanno diagnosi e etichette pur mostrando evidenti difficoltà) era quella degli analisti del comportamento. La guida pedagogica, quella che porta buon senso e energie ben riposte, è evidentemente quella degli educatori specializzati, che sono presto diventati punti di riferimento per tutti gli altri adulti e per i bambini. Insomma, anche per insegnare a un gruppo funziona meglio chi sa insegnare a un bambino con autismo, e lo si vede ad occhio nudo sia nella posizione di colleghi che di genitori e persino dal punto di vista dei bambini. E allora cosa stiamo aspettando a portare queste competenze a scuola (non nella scuola speciale, ma nella scuola di tutti?!) Non si starà assistendo al paradosso che le persone con autismo siano educate meglio della comunità di bambini (fisicamente scoordinati, disprassici, demotivati, insicuri, poco attenti, dal vocabolario limitato, arroganti, scarsamente autonomi e Ipad dipendenti…chiedete a pedagogisti e psicologi…) assieme ai quali stanno crescendo?

E’ solo una provocazione, ma in certi momenti, dopo aver ascoltato l’ennesimo: “poi purtroppo ricomincia la scuola”, o “se fosse sempre così”, è impossibile non pensarlo. La scuola può essere divertente, interessante, eccellente e personalizzata, con una persona a fianco, con un piccolo gruppo, in gruppo: è questione di tecnologia didattica, non di diagnosi. O forse siamo innamorati del nostro lavoro e dei nostri bambini, che per noi sono i veri valorosi, piccoli eroi in calzoncini per cui nulla è scontato e tutto è conquista.

*nota: a Cocconato tutto il Comune ha partecipato alle spese della summer school e a Molfetta ogni bambino con bisogni speciali ha usufruito di un finanziamento con contributo personalizzato. La qualità costa, ma il beneficio torna a tutto il territorio in forma di costi socio sanitari dimezzati.

 

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